Banca dati del DNA. Approvato in via definitiva il disegno di legge

Il 24 giugno 2009 il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge 586-909-955-956-960-B sulla Banca Dati del DNA per fini investigativi e forensi, in ratifica del Trattato di Prum.

Sul sito del Senato è possibile rinvenire il testo in formato PDF.

Il passaggio è epocale.

Sicuramente il contrasto alla criminalità potrà essere molto efficace, sopratutto per i crimini violenti, ma a fronte dei vantaggi prospettati c’è sicuramente da affrontare anche i possibili rischi connessi all’uso della Banca dati del DNA (si veda, per riflettere, anche il caso Hamkin nel resoconto di Giuseppe Aiello, segnalato da Luca Annunziata di Punto Informatico).

Per la verità le Banche dati del DNA in Italia già ci sono da un po’ presso i RIS, come evidenziato anche di recente da un comunicato del Garante per la protezione dei dati personali ed anche per questo si attendeva un testo di legge che potesse disciplinare con maggior chiarezza la materia. Alcune perplessità, evidenziate in un mio precedente post, risiedono però sul tempo di conservazione dei dati, anche alla luce  di quanto previsto dalla sentenza 880/2008 della Corte europea dei diritti dell’uomo.

A breve il testo del disegno di legge definitivamente approvato dal Senato sarà legge dello Stato italiano.

Cambierà lo scenario relativo alle tecniche investigative.

Si porranno, al contempo, problemi nuovi sotto il profilo della tutela dei diritti fondamentali della persona. Occorre pertanto analizzare bene il settore ed assicurare una adeguata preparazione anche di magitrati ed avvocati, per evitare tragici errori e forti compressioni alla libertà individuale dovute ad errate valutazioni del peso probatorio della prova scientifica, ritenuta a torto aprioristicamente infallibile.

Il tema è di confine tra il diritto penale e processuale penale, la criminologia e la criminalisitica, il diritto costituzionale ed il diritto privato, attento quest’ultimo ai diritti fondamentali dell’uomo, compreso il diritto alla protezione dei dati personali che tanto interessa anche l’informatica giuridica ed il diritto dell’informatica. 

Occorre perciò una preparazione interdisciplinare per cogliere gli aspetti del fenomeno, nella ricerca del giusto equilibrio tra le esigenze di sicurezza e di controllo sociale, attuato con le (bio)tecnologie, e le esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo.

Ritornerò sicuramente con altri post sull’argomento, dato che la riflessione ed il monitoraggio sull’istituzione e sul funzionamento della Banca Dati dei DNA devono essere oggetto di attenzione costante, al fine di evitare che la tecnocrazia possa travolgere, anche involontariamente, i principi di libertà su cui la nostra società di fonda.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Un commento finora

  1. [...] ormai anche l’Italia vede affacciarsi la prospettiva di una sistematica utilizzazione della banca dati del DNA per fini investigativi e processuali, al di là di quanto già avveniva e tuttora avviene con il [...]


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