Identificato dalla Polizia (postale e) delle comunicazioni di Roma l’autore del Gruppo contro i bambini down
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In alcune precedenti post (cfr. 1 – 2 – 3) avevo ripreso la notizia sconcertante relativa all’apertura ed immediata chiusura del Gruppo su Facebook che inneggiava al “tiro al bersaglio contro i bambini down”.
Mi ero permesso di dissentire da chi si lamentava della eccessiva enfasi mediatica alimentata intorno alla notizia. S’è detto che il fenomeno non merita risalto mediatico perché si tratta di troll e darebbe adito a processi imitatori, innescando pericolose reazioni.
Mi è sembrato utile, invece, che se ne parlasse per diversi motivi:
a) perché in tal modo l’intervento della polizia è stato immediato ed ha consentito la rimozione altrettanto immediata del materiale illecito.
L’enfasi mediatica ha consentito l’immediato intervento della polizia (postale e) delle comunicazioni, pressoché contestualmente alle segnalazioni indignate degli utenti. Si ricorderà, invece, che per il caso del video del bambino “down” diffuso tramite GoogleVideo/YouTube, le autorità pubbliche italiane, stando alle notizie giornalistiche, hanno richiesto la rimozione del video alla società che gestiva la piattaforma di videosharing solamente dopo diversi mesi dalle prime segnalazioni provenienti dagli utenti, con la conseguenza che il video è rimasto per diversi mesi on-line in cima alle classifiche dei video “divertenti” più clickati, senza che nessuno provvedesse a rimuoverlo.
Nel caso del gruppo di Facebook “Giochiamo al tiro al bersaglio contro i bambini down”, invece, a fronte dell’intervento tempestivo della polizia la società che gestisce Facebook, con sede in California, si è immediatamente attivata rimuovendo le pagine in questione pochi giorni dopo la loro apertura (forse in considerazione della nota condanna riportata dai dirigenti Google per il caso del video del ragazzo disabile);
b) perché l’immediato intervento della polizia delle comunicazioni, sollecitato anche dall’attenzione mediatica, avrebbe consentito di reperire con immediatezza le prove informatiche utili a fini investigativi per l’individuazione dei responsabili, così come di fatto è avvenuto;
c) perché il clamore mediatico può scongiurare il fenomeno imitatorio connesso ai troll se passa l’idea che i responsabili, su Internet, possono essere individuati. Non basta nascondersi dietro un nickname per garantirsi l’immunità, in quanto generalmente è possibile, sotto il profilo tecnico, risalire all’utenza utilizzata per connettersi ad Internet e commettere l’illecito.
E’ notizia recente, diffusa da Il Giornale, che sia stato individuato l’autore del Gruppo contro i bambini down (in realtà erano due, operanti con il nickname “il vendicatore mascherato” e “il signore della notte”, ma dall’informazione giornalistica, un pò succinta, non si riescono a rinvenire molti particolari. Ritengo dunque che le indagini proseguiranno).
Dall’articolo citato si legge:
Identificato dalla polizia l’autore della pagina web apparsa su Facebook, intitolata “Giochiamo al bersaglio con i bambini down”, che circa due settimane fa aveva destato scalpore in tutta Italia. Ieri i poliziotti hanno eseguito una perquisizione domiciliare in una abitazione di una località isolata nei pressi di Roma.
(…)
Con riferimento alle caratteristiche dell’autore, oltre all’ubicazione della sua abitazione (in località isolata nei pressi di Roma), emerge che
Si tratta di un cingalese di 19 anni, palesemente affetto da disturbi comportamentali e ancora sottoposto a trattamento ed assistenza psichiatrica (…)
Ai fini investigativi è interessante anche il riferimento all’ammissione di responsabilità, dato che il soggetto, raggiunto dalla polizia
(…) ha ammesso senza alcuna esitazione le proprie responsabilità. Si è giustificato affermando di avere creato un gruppo con denominazione omonima a quella della pagina web, per promuovere adesioni al gruppo, utilizzando lo stratagemma del cosiddetto “trolling”, che spinge gli utenti a creare gruppi originali su Facebook per ottenere il maggior numero di iscritti.
Sono di interesse anche i particolari relativi alla conduzione dell’indagine:
È stato denunciato alla Procura per istigazione a delinquere. Sequestrato dagli agenti un ingente quantitativo di materiale informatico che è tuttora al vaglio degli investigatori. L’operazione è stata eseguita dal servizio polizia postale e delle comunicazioni di Roma e dal compartimento polizia postale e delle comunicazioni di Catania, nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura di Catania.
Mi aspetterei, ora, che la notizia venisse diffusa con la stessa enfasi con cui è stata accolta la vicenda in ordine all’apertura e chiusura del Gruppo “Giochiamo al tiro al bersaglio contro i bambini down”.
Fabio Bravo
[...] di Facebook che esortava a fare il tiro a bersaglio con i bambini down, aperto (da soggetti poi identificati) e fatto chiudere alla vigilia del dispositivo della predetta sentenza, pronunciata in relazione al [...]
[...] in tal senso, è stato il caso del gruppo di Facebook che innegiava al tiro al bersaglio contro i bambini down, ove è stata registrata un’elevata presenza di iscritti in pochi giorni, ma molti per [...]