Archivio per la categoria ‘Innovazione’

L’apertura delle farmacie on-line in Italia

L’ANSA ha diramato la notizia secondo cui il Ministro Fazio starebbe pensando di consentire anche in Italia l’apertura di farmacie on-line.

La notizia è stata ripresa anche da La Stampa, ove si legge:

«Non escludo l’ipotesi che anche l’Italia, a fronte di precise garanzie, possa dare via libera alle farmacie on-line, solo ed esclusivamente per la vendita di farmaci senza ricetta». Lo ha detto al suo arrivo a Bruxelles il ministro per la Salute, Ferruccio Fazio, in occasione del Consiglio dei Ministri della Salute europei, sotto la neopresidenza Belga dell’Unione Europea.

La regolarizzazione delle farmacie on-line in Europa è in discussione informalmente in sede comunitaria oggi a Bruxelles. La posizione dell’Italia, prima di netta chiusura, «potrebbe quindi ammorbidirsi».

Per chi volesse approfondire il tema sulla disciplina delal vendita on-line di prodotti farmaceutici per uso umano, rimando a questo saggio, che ho pubblicato tempo addietro:

  • Fabio Bravo, La vendita via Internet di prodotti farmaceutici per uso umano, in G. Capilli (a cura di), Casi scelti in tema di diritto privato europeo (con Prefazione di G. Alpa), Padova, Cedam, 2005, pp. 291-319.

Su tale argomento, per chi ha modo di accedervi, ho registrato un’apposita lezione in e-learning per il Master in “Diritto delle nuove tecnologie e informatica giuridica” all’Università di Bologna.

Fabio Bravo

www.fabiobravo.it

Pagamenti elettronici tramite cellulare (mobile payments)

Riprendendo la notizia del nuovo accordo sui micropagamenti elettronici tramite telefono cellulare che vede la partecipazione di Telecom Italia e Movincom, segnalo questo articolo pubblicato su Key4Biz, nonché quest’altro breve post, dedicato al rapporto tra mobile payment e sistemi di pagamento elettronico attraverso carte di credito.

Qui si possono consultare informazioni tecniche sul funzionamento dell’mPayment suggerito da Movincom.

Per una dimostrazione, invece, è possibile consultare questo link

Altre informazioni di dettaglio sono consultabili nel documento in PDF messo a disposizione sempre dal Consorzio Movincom.

Il settore dei pagamenti elettronici tramite cellulare merita grande attenzione, in quanto potrebbe essere il fattore innovativo che potrebbe determinare il decollo del commercio elettronico nel nostro Paese, tendenzialmente refrattario all’uso disinvolto delle carte di credito.

Con i mobile payments, infatti, si avrebbero innegabili vantaggi:

1) il cellulare ha una ampia diffusione in Italia;

2) l’uso del cellulare, stante l’associazione biunivoca tra SIM e suo titolare, consente anche di accertare l’identità del soggetto che compie l’operazione giuridico-economica via Internet (es. acquisto di un bene via Internet e pagamento del prezzo). Il sistema di pagamento potrebbe essere usato, contestualmente, anche come sistema di autenticazione e accertamento dell’identità tramite Internet, come già si fa, ad esempio, nel caso di utilizzo del wi-fi nelle aree pubbliche;

3) l’uso del telefono cellulare avrebbe il vantaggio di avere connaturata la possibilità del pagamento, ove lo stesso avvenisse addebitando l’importo in bolletta o scalandolo dal traffico telefonico prepagato.

Vi sono, poi, altri vantaggi sul piano commerciale, ben rimarcati da Movincom, per le imprese che decidono di avvalersi del sistema di pagamento elettronico tramite cellulare sono :

  • Attivazione di un nuovo canale di vendita accessibile ai propri clienti in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo
  • Abbattimento costi fissi infrastrutturali e contemporaneo ampliamento della rete di vendita virtuale: il Punto Vendita è sul cellulare
  • Acquisizione nuova clientela grazie ad un’offerta differenziante e all’effetto “acquisto ad impulso” consentito dal telefono cellulare
  • Accesso, come consorziati, agli accordi quadro che verranno stipulati con gli altri operatori di filiera, in particolare con gli operatori di pagamento e gli operatori Telco
  • Presidio di un business (mobile business) con alte potenzialità di crescita e margini sostenuti
  • Velocizzazione del processo di acquisto ‘all-in-one’: esigenza, selezione, acquisto, pagamento, fruizione.
  •  Forte ritorno mediatico e comunicativo
  • Costruzione base di conoscenza per operazioni di marketing personalizzato One2One (CRM, Promozioni, Cross Selling)
  • Abbattimento costi di gestione contante e gestione contabile (riconciliazioni/quadrature)
  • V’è però anche un grosso limite, dato dal fatto che il cellulare, generalmente, potrà essere usato per pagamenti non significativi, soprattutto là dove gli utenti ricorrono alle schede prepagate e non al servizio in abbonamento. Il credito telefonico solitamente disponibile, infatti, appare per lo più modesto e, salve rare eccezioni, finisce per consentire solo transazioni economiche di valore molto contenuto, mediamente fino a 10-20 euro, oltre il quale è facile pensare che si ricorrerà alle carte prepagate o alle carte di credito.

    Sarà interessante vedere gli sviluppi concreti di tali forme di pagamento nel nostro Paese e studiarne sin da ora le implicazioni giuridiche.

    Fabio Bravo

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    Comunicazione istituzionale via web. Il video della polizia inglese contro gli SMS per chi guida

    Il modo di fare comunicazione istituzionale sta cambiando.  Anche le istituzioni usano appieno gli strumenti che l’information society mette a disposizione e lo fa con grande abilità e con grande efficacia.

    La polizia inglese ha avviato una campagna di comunicazione diramando su Internet un video shock che rappresenta, in modo molto realistico, gli effetti devastanti che possono essere causati dall’uso del cellulare mentre si guida. Il video, in particolare, rappresenta il caso di una ragazza intenta a scrivere un SMS. La diffusione è amplificata dai media che, come il quotidiano on-line La Stampa, contribuiscono a renderlo noto.

    Il finale è tragico. L’intento è quello di prevenire, con un’azione “di forza”, gli incidenti (spesso mortali) causati dal non corretto utilizzo del cellulare per chi è alla guida. 

    La comunicazione è realistica e il mezzo utilizzato, un video girato e diffuso in stile YouTube,  rende ancora più realistico l’effetto.

    Le immagini sono cruente, per scelta. Si vuole impressionare e ci si riesce.

    Fino a che punto occorre spostare in alto il livello di rappresentazione della violenza per rendere efficaci le comunicazioni?

    Fabio Bravo

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    Braccialetto elettronico, geolocalizzazione con GPS e stalking

    È cronaca estera (Spagna) l’adozione del braccialetto elettronico per fronteggiare le ipotesi di violenza domestica, maltrattamenti familiari e stalking.

     

     Su tale soluzione occorre però una riflessione seria, perché il diritto penale e processuale penale, le scelte criminologiche e di politica per la sicurezza toccano aspetti delicati, essendo destinati ad incidere sui diritti fondamentali del soggetto a cui il braccialetto elettronico viene applicato.

     

    Con ciò non si vuol intendere che l’adozione del braccialetto elettronico sia eccessiva, ma che non debba eccedere, nei suoi effetti, il principio di proporzionalità rispetto agli scopi per cui il braccialetto viene usato.

     

    Qui occorre fare una breve ricostruzione di ciò che è avvenuto recentemente nel nostro sistema giuridico.

     

    L’introduzione del reato di «atti persecutori» all’art. 612 bis c.p., noto come reato di «stalking», è stato accompagnato dalla modifica al codice di procedura penale, là dove, dopo l’art. 282 bis, è stato inserito il nuovo art. 282 ter c.p.p. (cfr. decreto legge 23 febbraio 2009, conv. in legge 38/2009).

     

    Nei primi due commi di tale articolo si trova regolamentato il divieto di avvicinamento non solo ai luoghi frequentati dalla persona offesa, ma anche alla persona offesa medesima o ai prossimi congiunti o conviventi della stessa, oppure alle persone con cui la medesima persona offesa sia legata da una relazione affettiva.

     

    Eccone una trascrizione:

     

    Art. 282- ter (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). — 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.
    2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.

    Ebbene, qui (ed in casi simili, ad esempio per maltrattamenti familiari) sorge il problema di come garantire il rispetto del divieto.

     

    Ecco allora che le nuove tecnologie, panacea di tutti i mali odierni, entrano nuovamente in gioco.

     

    S’è pensato di attuare il famigerato braccialetto elettronico, con tanto di geolocalizzazione con GPS.

    Nella Spagna di Zapatero, riferisce la Repubblica, ne sono stati acquistati già tremila, al fine di conoscere la posizione geografica del soggetto a cui è stato intimato il divieto di avvicinamento.

     

    L’articolo precisa:

     

    Il primo braccialetto è stato allacciato qualche giorno fa nel comune di Valencia: 24 ore al giorno indicherà alla polizia e alla vittima dove si trova chi lo indossa, un uomo condannato per maltrattamenti in famiglia, un ex marito che non potrà più avvicinarsi alla donna che per anni ha maltrattato. E’ solamente il primo dei tremila braccialetti con sistema gps che la Spagna ha consegnato alle forze dell’ordine perché, su richiesta dell’autorità giudiziaria, li sfrutti contro i violenti.

     

    Ad ancora:

      

    I 3.000 braccialetti elettronici messi a disposizione della giustizia spagnola dal governo di Zapatero sono dell’ultima generazione. Quando il marito o ex marito riceve il braccialetto alla donna viene fornito un dispositivo che avvisa lei e la polizia se l’uomo si avvicina a meno di 500 metri. Un segnale d’allarme che potrebbe essere decisivo per evitare nuove violenze.

     

    Nell’ambito di una lezione tenuta alla Polizia di Stato mi sono trovato a commentare il fatto che la riforma abbia allargato il divieto di avvicinamento rendendolo operativo non solo con riferimento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa (e dagli altri soggetti indicati dalla norma), ma anche con riferimento alla medesima persona offesa (ed agli altri soggetti indicati dalla norma), senza che abbia rilievo il luogo di riferimento.

     

    La norma, di maggior tutela per la persona offesa, nasconde però un paradosso.

     

    Già di per sé è costruita in maniera non del tutto condivisibile, perché costringerebbe il soggetto a cui il divieto è intimato ad allontanarsi dai luoghi frequentati ove sia la vittima ad avvicinarsi a lui. Ciò sembra urtare contro il principio di libertà personale, il cui sacrificio deve essere proporzionale e non portato oltre misura.

     

    Per comprendere meglio l’incidenza oltre misura sui diritti e sulle libertà fondamentali del soggetto raggiunto dal divieto (la cui compressione dovrebbe essere proporzionale agli scopi per cui il divieto viene inflitto, senza travalicarli in eccesso) potrebbe essere utile richiamare il paradosso a cui accennavo poc’anzi.

     

    Infatti, ove la persona offesa volesse far incorrere il destinatario del provvedimento restrittivo in una violazione del divieto, sarebbe sufficiente recarsi presso di lui, nei luoghi da questi frequentati.

     

    Il paradosso, invero, non è così lontano dalla realtà se si pensa che i contrasti avvengono, nella maggior parte dei casi, nell’ambito di persone prima legate da rapporti sentimentali o affettivi.

     

    Esperienza e letteratura insegnano, poi, che l’interazione autore-vittima nelle dinamiche criminali potrebbe far registrare la reazione della vittima, che per difendersi o per «colpire» in qualche modo l’aggressore o lo stalker, anche a scopo di vendetta, potrebbe attivare comportamenti volti a danneggiarlo.

     

    Approfittare del divieto di avvicinamento per far risultare la sua violazione è ora fin troppo facile, per come è costruita la norma e per le tecnologie che consentono l’accertamento della violazione.

     

    Immaginiamo che la vittima voglia arrecare un danno al soggetto raggiunto dal divieto di avvicinamento, a cui viene imposto il braccialetto elettronico.

     

    La vittima, soprattutto se conosce le abitudini del soggetto a cui è imposto il divieto di avvicinamento, potrebbe raggiungerlo o addirittura anticiparlo, facendo maturare l’oggettiva violazione del divieto, provata dallo strumento tecnologico.

     

    In tal modo la vittima è in grado di far scattare, ai danni del soggetto a cui il divieto è imposto e senza che possano rilevare le sue effettive intenzioni, le sanzioni collegate alla violazione del divieto di avvicinamento.

     

    Il braccialetto elettronico, infatti, è in grado di avvisare immediatamente non solo la vittima, ma anche le forze dell’ordine, le quali disporranno dell’evidenza informatica offerta dallo strumento elettronico per agire nei confronti dell’autore della violazione.

     

    Ulteriori problemi, non meno gravi, possono riguardare la violazione del diritto fondamentale alla protezione dei dati personali del soggetto su cui il braccialetto elettronico viene installato.

     

    Infatti occorrerà prestare attenzione affinché il controllo operato da tale dispositivo tecnologico operi solamente al fine di evitare l’avvicinamento alla vittima (o potenziale vittima), ma non anche per far rivelare abitudini di vita e altre informazioni che il monitoraggio costante (24 ore al giorno) e la geolocalizzazione tramite GPS consentono.

     

    Insomma, l’uso della tecnologia va bene, ma come sempre occorre essere molto cauti, prestare attenzione alle conseguenze ed agli «effetti collaterali», dato che la nostra società (information society) sembra pronta ad abbracciare l’innovazione tecnologica, perché attratta da essa, ma non sembra altrettanto pronta ad affrontarla e a gestirne gli effetti.

     

    L’esempio spagnolo sta per essere considerato seriamente anche in Francia, ove per la verità il braccialetto elettronico e’  già attivo dal 19 dicembre 1997 come pena alternativa alla detenzione in carcere, al fine di controllare i condannati che scontano la pena agli arresti domiciliari. 

     

    Sulla scia della facilità con cui si cavalcano certe tendenze per farne cavalli di battaglia da sbandierare politicamente, è fin troppo evidente che l’argomento sarà ripreso anche in Italia, tra gli strumenti necessari per garantire la sicurezza.

     

    Le politiche per la sicurezza si troveranno di nuovo a caldeggiare le tecnologie informatiche ed a scontrarsi con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali. Qui il dibattito deve essere attento, perché non si può recepire l’innovazione tecnologica senza confrontarsi con l’impatto sociale e con le norme giuridiche.

     

    A me sembra, ad esempio, che l’eventuale introduzione del braccialetto elettronico debba far correggere la disposizione relativa al divieto di avvicinamento, facendo in modo che il divieto operi con riferimento a luoghi determinati o determinabili a priori e non in relazione a dove di volta in volta si troveranno un insieme di soggetti, quali la persona offesa, i suoi prossimi congiunti, i conviventi e le persone ad essa legate da relazioni affettive.

     

    Insomma, il dibattito è aperto.

     

    Fabio Bravo

     

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    Passaporto biometrico. Dalla fotografia alle impronte digitali

    Iniziando da Grosseto e Potenza, in Italia viene introdotto il passaporto elettronico, munito di chip, nel quale è possibile l’archiviazione in forma digitale sia della fotografia del volto che della riproduzione delle impronte digitali.

    Non si tratta di una decisione tutta italiana, giacché il nostro Paese si sta adeguando agli impegni presi in sede comunitaria nel 2004.

    L’archiviazione delle impronte digitali, che verrà effettuata con esclusione dei soggetti infradodicenni, sarà graduale e investirà a poco a poco tutte le città. Inoltre, tale archiviazione riguarderà solo i passaporti di nuova emisione, ferma restando la validità di quelli già emessi.

    L’introduzione delle impronte digitali può far allarmare per i rischi di una  schedatura preventiva di massa delle impronte, a prescindere da esigenza concreta di repressione di specifiche fattispecie criminose.

    Il rischio sembrerebbe scongiurato dalla cancellazione della impronte dopo al decorrere di una settimana dal rilascio del documento, ma bisognerà accertare che effettivamente la cancellazione avvenga con la tempistica programmata e che nel frattempo non vi siano, neanche incidentalmente, copie digitali dei file cancellati (es.: nel caso di back-up infrasettimanali). 

    Quanto alla scelta di introdurre l’indentificazione diffusa mediante il rilevamento delle impronte digitali, le perplessità sono diverse.

    Si discute molto, in realtà, persino sulla capacità identificativa delle impronte digitali, tant’è che, proprio in occasione dell’annuncio, da parte del ministro degli interni tedesco, dell’emissione del passaporto elettronico con foto e impronte digitali, un gruppo di hacker ha dimostrato pubblicamente la facilità di “clonazione” delle impronte digitali appartenenti ad un altro soggetto.

    Le nuove tecnologie utilizzate per il controllo sociale, tra cui proprio il passaporto elettronico, vanno poi associate ad una adeguata riflessione su come tali tecnologie devono essere usate e che valore possono avere, anche ai fini di contrasto alla criminalità e di accertamento dei reati (cfr., ad esempio, il dibattito che è stato sollevato in america a seguito della c.d. sentenza Pollak).

    Fabio Bravo

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    E-Book n. 2 su DRM e distribuzione B2C

    e-Book n. 2

    e-Book n. 2

    Ho messo a disposizione della comunità l’e-Book n. 2, prelevabile gratuitamente, oltre che in questo post, anche nella pagina “e-Book” del presente blog e nella pagina “pubblicazioni” del sito www.fabiobravo.it

    L’e-Book n. 2 è intitolato  “DRM, contrattazione telematica e contrattazione cibernetica mediante agenti software nella distribuzione B2C” ed è il risultato della mia attività di ricerca svolta presso il CIRSFID dell’Università di Bologna nell’ambito di un Progetto di Ricerca di rilevante Internesse Nazionale (PRIN 2003-2005) finanziato dal Ministero dell’università e della ricerca.

    Il lavoro di ricerca è stato già pubblicato in versione cartacea, ma, essendomi riservato tutti i diritti al fine di divulgare quanto più possibile i risultati del progetto, Vi ripropongo i contenuti in forma di e-Book, in modo da renderli fruibili e veicolabili con maggiore facilità e diffusione per chiunque fosse interessato.

    Il progetto è stato coordinato a livello nazionale proprio dall’Università di Bologna.

    Il Coordinatore Nazionale dell’intero progetto di ricerca è stato il Prof. Alberto Musso, che anche in questa occasione ringrazio.

    Fabio Bravo

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    P.A. Digitale e dematerializzazione dei flussi documentali cartacei in entrata.

    e-Book n. 1

    e-Book n. 1

     

    Segnalo la pubblicazione, in licenza creative commons, dell’e-book che inaugura la serie relative ad alcune delle ricerche in “Information and Communication Technology Law” (ICT Law), svolte da Fabio Bravo presso l’Università di Bologna.

     L’e-Book n. 1, scaricabile gratuitamente anche nella pagina “e-Book” di questo blog o nella pagina “pubblicazioni” del sito www.fabiobravo.it, riguarda il tema relativo alla digitalizzazione dei flussi cartacei in entrata da parte della Pubblica Amministrazione, ricorrendo direttamente al servizio postale.

    Lo studio riguarda la fattibilità e le criticità di una reingegnerizzazione dei processi che porti ad utilizzare il “servizio postale” come servizio in grado di ricercere la corrispondenza cartacea destinata alla pubblica amministrazione, per poi digitalizzarla ed  inviarla direttamente alla pubblica amministrazione competente, per posta elettronica o con altri sistemi di work flow (incluso il sistema di uploading su determinate aree di memoria su server dedicati, consultabili ad esempio in ambiente web).

    Lo studio, elaborato presso il CIRSFID, è stato presentato dall’Avv. Fabio Bravo nell’ambito del Convegno DAE (Diritto Amministrativo Elettronico) del 2005.

    L’e-Book è aggiornato al 2006.  Farà seguito la pubblicazione di altri e-Book della medesima serie, relativi ad altre ricerche già svolte, anche qualora già pubblicate.

    Per tali ricerche, infatti, mi sono riservato tutti i diritti di ripubblicare in qualsiasi forma il materiale, al fine di contribuire quanto più possibile alla fruizione da parte di chiunque fosse interessato.

    L’intento è quello di diffondere i risultati delle ricerche svolte in ambito accademico, per renderle fruibili alla collettività, pur nella consapevolezza che trattasi di argomenti di settore. 

    La pagina ed i post relativi agli e-Book, in questo blog, sono aperti ai liberi commenti.

    Fabio Bravo

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    Produrre “macchine genetiche” (viventi). Concorso del MIT

    L’Università di Bologna, rivelandosi ancora una volta tra le più attente all’innovazione ed al progresso tecnologico e scientifico, parteciperà alla nuova edizione del concorso per la realizzazione di «Macchine di ingegneria genetica» («International Genetically Engineered Machine competition» – iGEM), organizzato dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston.

    Nell’edizione del 2008 l’Università di Bologna aveva conseguito un ottimo posizionamento (terzo posto nella categoria «Best Model»).

    La notizia, oltre che sul sito dell’Università, è apparsa anche su Panorama e su la Repubblica.

    Nell’articolo di Panorama vengono evidenziati gli obiettivi del concorso, volto a costruire «macchine genetiche»:

    «due obiettivi: progettare e fabbricare componenti e sistemi biologici non ancora esistenti in natura oppure riprogettare e produrre sistemi biologici già presenti in natura. Per fare qualche esempio concreto, con la biologia sintetica si possono produrre farmaci di ultima generazione in grado di curare in modo mirato malattie resistenti ma allo stesso tempo, ed è l’altra faccia della medaglia, si possono addirittura ridisegnare patogeni potentissimi come ad esempio il vaiolo».

    Il lavoro consisterà, dunque, nella produzione di

    «una macchina genetica. Una struttura ingegneristica fatta non di ferro e mattoni, come li immaginiamo noi, ma di biobricks, mattoncini della vita, autentici organismi biologici le cui combinazioni possono portare a risultati utilissimi anche per la vita quotidiana.

    Tutti i progetti in gara, compreso quello degli italiani, sono top secret come da regolamento. Ma c’è da ben sperare. Nelle precedenti edizioni, infatti, con questo tipo di macchine della vita si è prodotto in vitro betacarotene, fondamentale per prevenire la cecità nei paesi in via di sviluppo o lattasi, un enzima chiave per chi è allergico al lattosio».

    L’articolo riporta anche le parole dei Prof. Silvio Cavalcanti:

    «Questo concorso così prestigioso – spiega a Panorama.it il Silvio Cavalcanti, professore di bioingegneria elettronica e informatica all’Università di Bologna nonché responsabile del team selezionato per il concorso – è importantissima per i ricercatori e gli studenti italiani per confrontarsi a livello internazionale su una disciplina nuovissima, affrontando con uno spirito di squadra anche le implicazioni etiche che essa inevitabilmente comporta».

    Molto interessante anche l’articolo di Sara Ficocelli per la Repubblica, ove, oltre alle caratteristiche del concorso, vengono prospettate anche le perplessità che accompagnano l’iniziativa.

    Quanto alle caratteristiche del concorso:

    «La gara vede in competizione oltre 100 team di ricerca provenienti da tutto il mondo. Questa è l’ultima settimana in cui scienziati e studenti possono iscriversi con il loro team al concorso: da giugno avranno tre mesi di tempo per terminare il progetto e per farlo dovranno utilizzare i componenti ordinati nel registro del Mit, che contiene circa 3.200 pezzi di ricambio biologici.

    (…)

    Per gli scienziati coinvolti, la competizione rappresenta una sfida eccezionale: tutte le parti della loro creazione dovranno infatti essere costituite da esseri viventi. Al posto di viti e bulloni dovranno usare microparticelle di cellule biologiche e le formule abitualmente applicate alla meccanica dovranno essere adattate all’ingegneria genetica. Paul Freemont, co-fondatore dell’Institute of Systems and Synthetic Biology dell’Imperial College London, sta ad esempio lavorando con il suo team per creare vestiti usando batteri. Un’idea interessante, che potrebbe risolvere il problema dell’inquinamento da agenti chimici. Già negli anni passati sono stati proposti progetti importanti, come il batterio “detective” capace di scoprire la presenza di arsenico nell’acqua, una delle principali cause di avvelenamento della popolazione nei paesi in via di sviluppo.

    Ma la competizione di quest’anno chiederà agli scienziati di andare oltre e trasformare la vita in tecnologia. Il premio che verrà dato al vincitore, assegnato i primi di novembre, sarà un simbolico mattoncino Lego grosso come una scatola di scarpe. Quello vero, la soddisfazione di passare alla storia».

    Quanto alle aspettative alle aspettative ed alle contrapposte perplessità, l’articolo di Sara Ficocelli ben illustra che

    «Alla base della competizione c’è la speranza di stimolare la scienza a creare meccanismi che abbiano le stesse utilità di quelli artificiali e al tempo stesso la capacità di biodegradarsi e rigenerarsi propria degli esseri viventi. Una risposta affascinante alla progressiva autodistruzione del pianeta, ma che desta perplessità in parte dell’opinione pubblica, soprattutto considerando la possibilità che certi meccanismi sfuggano di mano a chi li progetta. Una delle paure sollevate dagli esperti che finora si sono espressi sull’iniziativa è che da queste invenzioni possano nascere organismi pericolosi. C’è addirittura chi insinua che nuove tecnologie complesse potrebbero venire utilizzate fuori da ogni controllo a fini terroristici: la creazione di virus mortali da usare come armi di distruzione di massa è insomma uno dei veleni che ammorbano l’atmosfera del concorso, ma per il momento si tratta unicamente di ipotesi».

    Fabio Bravo

    Dotazioni USB nel dito

    Osservo con attenzione i mutamenti sociali legati alle nuove tecnologie, tra i quali appaiono di gran lunga più significativi quelli legati al mondo dei cyborg, caratterizzati dall’integrazione uomo-macchina.

    Una notizia diffusa oggi da Alessandra Carboni per il Corriere della Sera (vedi l’articolo «La memoria di un dito») riporta il caso di un programmatore che, a seguito della perdita della falangetta (falange ungueale) dell’annulare della mano sinistra, a causa di un incidente, decide di farsi impiantare una protesi mobile con impiantata un’unità di memoria USB.

    Nell’articolo citato è possibile reperire il link alle foto che documentano la protesi ed al post che il programmatore in questione ha dedicato all’argomento nel suo blog personale.

    Ovviamente non si ha un vero e proprio caso di integrazione uomo-macchina, dato che si tratta di protesi mobile e il drive USB non è in grado di dialogare o interagire con il sistema «uomo».

    Tuttavia il caso rimane interessante perché lascia presagire possibili sviluppi delle integrazioni uomo-macchina, ove le unità di memoria venissero installate sul corpo umano unitamente ai microchip già sperimentati, ad esempio, da Kevin Warwick.

    Fabio Bravo

    Biotecnologie e Violazione dei brevetti

    Una giovane ricercatrice indiana Dr. Bhanumathi Ramesh Kumar, Patent Examiner presso il Patent Office indiano, sta affrontando sotto la mia supervisione scientifica un periodo di sei mesi di ricerca presso l’Università di Bologna, grazie alla possibilità offerta dall’ISA (Institute of Advanced Studies) dell’Università di Bologna.

    La ricerca semestrale riguarda i casi di violazione dei brevetti industriali nel settore delle biotecnologie, con particolare riferimento ai brevetti concernenti gli strumenti di ricerca biotecnologica (titolo per esteso della ricerca: “Infringement cases on biotechnology research tools: impact on society“).

    La ricerca intende partire dall’esame della casistica giurisprudenziale per esaminare i casi di violazione brevettuale nel settore biotecnologico, le caratteristiche degli autori e delle vittime della violazione, l’entità del danno e del risarcimento, nonché le reazioni e le tecniche di tutela riconosciute dall’ordinamento giuridico nelle fattispecie concrete.

    L’occasione di approfondimento scientifico è preziosa perché intende valorizzare, con un approccio comparatistico, le specifiche compentenze della giovane ricercatrice, che presso l’Ufficio Brevetti indiano si occupa proprio dell’esame delle domande di brevetto concernenti il settore delle biotecnologie.

    Oltre alla mia guida in qualità di Supervisor scientifico dell’intera ricerca, la giovane ricercatrice indiana si avvale anche della collaborazione dell’Avv. Giorgio Spedicato, tutor per i temi relativi al diritto industriale.

    Questa ricerca si innesta su un’altra, che sto portando avanti personalmente, concernente la disamina della normativa europea, della casistica giurisprudenziale e delle politiche comunitarie relative al settore biotecnologico, con particolare riguardo ai casi di violazione dei diritti di privativa industriale e degli strumenti di tutela, compreso quella risarcitoria.

    Fabio Bravo

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