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Offerte di lavoro via Internet. Monster, phishing e rischio di furto di dati dai CV
In un interessante articolo apparso tempo fa su «il correre della sicurezza» ha ripreso la notizia divulgata dai McAfee Avert Labs relativa alle tecniche per attingere dati personali di chi trasmette i propri CV via Internet in cerca di offerte di lavoro.
Il meccanismo è simile al phishing, ma l’obiettivo, anziché essere direttamente focalizzato sull’acquisizione dei dati relativi alla carta di credito o alle credenziali di accesso al conto corrente on-line, è rivolto all’acquisizione dei dati dei CV.
Oltre all’illecita acquisizione di dati personali da rivendere sul mercato (es. per azioni di marketing) ed al rischio del furto di identità, l’azione potrebbe essere dolosamente orientata con truffe mirate sulle esigenze espresse nei CV dai candidati in cerca di lavoro.
In altre parole, è possibile notare l’evoluzione delle tecniche di phishing e l’ampliamento del loro raggio di azione, che ora va a ricoprire anche il settore del placement.
L’incremento dei livelli di sicurezza e il ruolo svolto dalle modalità di gestione della privacy diventano, anche per la raccolta dei CV on-line, un elemento fondamentale per dare sicurezza al mondo imprenditoriale, commerciale ed industriale, che ricorre massivamente alla raccolta dei CV in formato elettronico, tramite Internet, ed ai soggetti che, spinti dalla ricerca di un lavoro, sono disposti a cedere i propri dati, ancor di più in questo periodo, ove la crisi economica fa sentire tutto il suo peso sui bilanci familiari.
Riporto di seguito i passaggi dell’articolo sopra citato, che mi sembrano interessanti per stimolare la riflessione sull’argomento:
«I McAfee Avert Labs hanno scoperto una nuova truffa di phishing indirizzata agli utenti di Monster.com, il popolare sito di annunci di lavoro. L’annuncio è stato dato dalla stessa azienda che, in un comunicato, ha spiegato che l’attrattiva dei siti di ricerca di lavoro e il valore delle informazioni personali a cui è possibile accedere violando questo tipo di siti sono noti da esperienze precedenti. (…)»
Con riferimento ai dati dell’operazione svolta ai danni di Monster ed alle tecniche utilizzate, si legge che
«Già ad agosto 2007, le informazioni personali di oltre 1,3 milioni di utenti di Monster.com sono stati rubati da alcuni cybercriminali attraverso un attacco lanciato da due server di un’azienda di Web hosting in Ucraina. Più di recente, Monster.com, assieme ad alcuni tra i principali siti di collocamento, sono stati oggetto di attacco da parte di una di gang russa nominata ‘Phreak’, che preleva i dati dei CV utilizzando uno strumento di selezione d’identità. Questa nuova truffa è indirizzata sia agli annunci di offerta che di ricerca e reclutamento degli utenti di Monster.com. E-mail che richiedono agli utenti di cliccare su un determinato link per aggiornare il proprio profilo sembrano essere legate direttamente al sito Monster.com, ma pare possano essere fatte risalire a un bot in Turchia. Tuttavia, è più probabile che questo tipo di truffa abbia un maggiore impatto sui datori di lavoro, poiché i responsabili della truffa cercano di ottenere l’accesso ai loro account e, di conseguenza, a centinaia o addirittura migliaia di CV».
L’articolo riporta altresì il commento di Greg Day, Security Analiyst di McAfee, per il quale
«I criminali informatici stanno cercando tecniche sempre più diversificate e sofisticate per ottenere informazioni che possono avere valore economico. I giornali pieni di news sulla flessione economica portano a una generale preoccupazione sui potenziali tagli di posti di lavoro, così molte persone ricorrono a Internet per trovare potenziali opportunità di lavoro e per ottenere qualche rassicurazione in questo attuale clima incerto. Purtroppo, i truffatori sono sempre più abili e attenti, come dimostrato dal recente afflusso di attacchi di phishing nel tentativo di sottrarre dati personali per ottenere l’accesso ai profili di persone in cerca di posti di lavoro on line o tentando le vittime attraverso la potenziale proposta di un posto di lavoro».
(…)
«Le conseguenze possibili in questo senso sono potenzialmente enormi. Se un cybercriminale è in grado di accedere a un gran numero di CV, le informazioni ottenute potrebbero essere facilmente utilizzate a intento doloso. Per i cybercriminali, infatti, i CV offrono una miniera di informazioni, e questo rappresenterebbe per loro un grande successo».
(…)
Qui è possibile vedere l’immagine di una delle e-mail inviate in stile phishing ai danni di Monster.
Fabio Bravo
Crisi economica e licenziamenti nel settore tecnologico
ICT, Business e Labour Law mostrano collegamenti molto stretti.
In questo periodo di recessione mondiale e di grande crisi, anche i colossi multinazionali del settore tecnologico, collocati in una delle fette di mercato più fiorenti dell’economia, sono costretti a rivedere le proprie strategie sulle risorse umane.
Si registrano, da tempo, segnali allarmanti. Basta leggere le notizie diffuse dagli organi di stampa, che non risparmiano colossi come Microsoft, Sony Ericsson e Toshiba, tanto per fare alcuni esempi, che per la verità potrebbero continuare a lungo.
Ovviamente non è solo il settore tecnologico a risentire della crisi, dato che il trend si registra in tutti i settori, compreso quelli considerati tradizionalmente forti, come il settore farmaceutico. Il discorso non cambia, anzi, talvolta si fa ancora più drammatico, per le PMI.
Le scelte imprenditoriali, ovviamente, non possono essere focalizzate esclusivamente su una gestione restrittiva delle risorse umane, che dovrebbero poter essere valorizzate, ma occorrono percorsi strategici differenziati, che vanno dalla formazione al marketing, dalla gestione dei crediti da recuperare alla gestione dei contenziosi (che generalmente aumentano nel periodo di crisi), dal ricorso a forme di finanziamento pubblico o agevolato a processi di riorganizzazione e riallocazione ottimale delle risorse umane, dalla reingegnerizzazione dei processi all’uso delle nuove tecnologie come fattore competitivo.
Davvero pregevole è, a tal proposito, l’iniziativa di formazione per gli imprenditori promossa dalla CNA di Cremona unitamente ad ECIPA Lombardia, il consorzio delle CNA lombarde dedicato alla Formazione.
Forse è proprio in tempo di crisi che dalla competizione concorrenziale si emerge investendo di più e non tagliando. La prospettiva è di andare incontro a perdite sicure nel breve periodo per ottenere vantaggi competitivi forti nel medio lungo periodo, in un’ottica di capitalizzazione degli investimenti.
Anche nel breve periodo, però, la crisi può essere affrontata con adeguati strumenti di consulenza legale e di gestione giudiziale e stragiudiziale dei problemi che l’esercizio d’impresa presenta.
Fabio Bravo
Nuove tecnologie e controllo dei lavoratori
Le nuove tecnologie finiscono sovente per essere usate di fatto, anche indirettamente, per controllare i lavoratori sul luogo di lavoro o nelle sue prossimità.
Uno dei problemi maggiormente avvertito concerne l’uso delle telecamere di videosorveglianza, di cui ora si fa un impiego massivo.
Sul tema è intervenuto il Garante per la privacy al termine di un’operazione di controllo sull’impiego dei dispositivi di videosorveglianza da parte di una cooperativa, disponendo il blocco del trattamento dei dati effettuato tramite videocamere collocate in aree di transito da parte dei lavoratori (aree di carico e scarico merci, box informazioni, zone circostanti, etc.).
Nel suo provvedimento il Garante per la protezione dei dati personali ha ribadito, come pubblicamente annunciato anche nella Newsletter n. 321 del 3 aprile 2009, che
«Non è lecito installare telecamente che possano controllare i lavoratori, anche in aree e locali dove si trovino saltuariamente. L’uso delle telecamenre sui luoghi di lavori deve rispettare in maniera rigorosa gli obblighi previsti danno Stato dei lavoratori, richiamati nel Codice della Privacy.
(…)
Il sistema di videosorveglianza può, infatti, configurarsi come forma di controllo a distanza dell’attività lavorativa, anche nel caso in cui i luoghi di alvori siano frequenati anche solo temporaneamente dal personale».
Aggiunge poi il Garante come anche la Suprema di Corte di Cassazione aveva avuto modo di confermare che
«il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa “non è escluso dal fatto che il controllo sia destinato ad essere discontinuo perché esercitato in locali dove I lavoratori possono trovarsi solo saltuariamente”».
Ovviamente va precisato che le possibilità di controllo dei lavorati tramite strumenti di videosorveglianza non sono illecite a priori, ma vanno collocate entro i limiti di garanzia previsti dallo Statuto dei lavoratori e dal Codice in materia di protezione dei dati personali, in difetto dei quali il controllo diviene illecito.
Il caso è comunque interessante, perché ribadisce che non è sufficiente il posizionamento degli apparati di videoripresa in aree diverse da quelle di effettivo svolgimento dell’attività lavorativa per sottrarsi alle garanzie previste nello statuto dei lavoratori e nel Codice della privacy.
Fabio Bravo
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