Archivio per la categoria ‘Ricerche’
Fabio Bravo riceve il Premio Nazionale Vittorio Frosini, giunto alla Terza Edizione
Giovedì 15 aprile 2010, presso l’Università di Roma Tre, nell’ambito di un convegno in tema di censura, si è celebrata la consegna del Premio Nazionale Vittorio Frosini, giunto alla sua Terza Edizione.
Il Premio è stato vinto dal sottoscritto, che ha concorso con la propria tesi di dottorato di ricerca in Informatica giuridica e diritto dell’informatica dal titolo “Contrattazione telematica e contrattazione cibernetica“, poi pubblicata per i tipi della Giuffrè nella collana del Prof. Guido Alpa “Diritto dell’informatica”.
L’autorevolissima Commissione che ha valutato le tesi di dottorato in concorso era composta dal Prof. Pietro Rescigno (Presidente), il Prof. Vincenzo Zeno-Zencovich e il Prof. Tommaso Edoardo Frosini.
Sono felice ed onorato per l’assegnazione del Premio con cui si celebra la memoria del Prof. Vittorio Frosini, padre e fondatore dell’informatica giuridica in Italia.
Ho conosciuto il Prof. Frosini personalmente. Ho sentito le sue lezioni, ho studiato sui suoi libri, ho avuto l’onore di averlo come Co-Relatore nella tesi di laurea sui problemi giuridici di Internet, all’Università la Sapienza. Ho frequentato anche il suo Istituto di Teoria dell’Interpretazione e di Informatica Giuridica, ove avevo anche concluso il Corso di Perfezionamento in Informatica giuridica, agli albori del mio percorso di approfondimento scientifico con cui ponevo le primissime basi del mio percorso di carriera universitaria.
Oltre che come insigne studioso, capace di precorrere i tempi come pochi altri, ricordo il Prof. Vittorio Frosini con sempre viva emozione per il suo lato profondamente umano. Mi hanno colpito il suo sorriso costante, la sua bontà d’animo e la sua profonda passione per la materia, passione che mi ha trasmesso e che custodisco gelosamente. Ha segnato in maniera indelebile tutta la mia attività scientifica, che nell’attenzione alle nuove tecnologie ha il suo filo conduttore, in una prospettiva inevitabilmente interdisciplinare.
Fabio Bravo
Open Source Software in licenza EUPL
Sul sito EUPL.IT , che sta ricevendo riscontri a livello internazionale e presso le istituzioni comunitarie (cfr., ad esempio, questi riscontri: 1 – 2 – 3) è stata attivata la pagina “SOFTWARE” con l’intento di agevolare il reperimento ed il download dei software a codice sorgente aperto (open source) rilasciati in licenza EUPL (European Union Public Licence).
Chi volesse contribuire alla diffusione della EUPL e volesse segnalare esperienze, progetti o software in EUPL, può darmene notizia personalmente, in modo da inserire le segnalazioni, che sono ben accette, su EUPL.IT.
Ringrazio anticipatamente chi decidesse di dare un ulteriore fattivo contributo, utilizzando i propri strumenti di comunicazione (blog, forum, mailing list, CMS, social network, quotidiani, etc.) per richiamare l’attenzione sul progetto EUPL.IT, invitando le pubbliche amministrazioni e le imprese a condividere le proprie esperienze, le best practice, i software ed i progetti sulla European Union Public Licence.
Fabio Bravo
Ibridazioni uomo-macchina. Ancora sul dialogo tra chip e neuroni (l’attenzione del mondo industriale: Intel e Toyota)
Su La Stampa è apparso un articolo dal titolo “Chip nei neuroni per comandare computer e TV“, in cui vengono dipinte come fossero una novità la ricerce di Intel e, poi, di Toyota.
Si legge nell’articolo, infatti, che
Lo scenario da fantascienza si apre grazie alle ricerche che sta compiendo la Intel. L’azienda elettronica americana sta studiando di impiantare nel cervello umano un chip capace di trasformare le onde del nostro cervello in impulsi elettrici per dialogare con le apparecchiature elettroniche.
Ancora, nel medesimo articolo viene altresì riportato che
Nei laboratori Toyota, gli scienziati hanno realizzato un modello di sedia a rotelle che viene controllata direttamente con il cervello.
Come fatto presente in altri post su questo blog, le ricerche sull’ibridazione uomo-macchina, sulla possibilità di comandare apparecchi elettronici, mano robotiche e sedie a rotelle (ed in futuro anche automobili) mediante impulsi cerebrali non rappresentano una novità assoluta, ma sono il frutto di un’attività che impegna da tempo illustri esponenti del mondo accademico, tra cui, sicuramente il più noto, Kevin Warwick, Professore di Cibernetica all’Università di Reading (cfr. il progetto “Cyborg 1.0″ del 1998 e “Cyborg 2.0″ del 2002)
L’articolo de La Stampa è interessante perché ci rimarca come l’attenzione dell’industria (Intel, Toyota) sia destinata a rendere operante lo scenario finora realizzato nei laboratori delle università.
Non si tratta di fantascienza, ma di realtà non conosciuta ai più.
E’ importante ragionare su questi temi, illustrarli e pensare come affrontarli. Occorre anche in questo caso una convergenza interdisciplinare, in grado di analizzare e prevedere gli effetti sociali dell’introduzione di tali tecnologie, quando saranno su larga scala, per poi sindacare le soluzioni giuridiche con il supporto di tutte le scienze utili a comprendere quale tipo di modernizzazione vogliamo per la nostra società (mi riferisco all’etica, alla filosofia, alla sociologia e, ovviamente, alla politica ed al diritto).
Fabio Bravo
Cyborg e mano bionica. Un altro passo avanti
L’integrazione unomo-macchina ha fatto ulteriori passi avanti.
Una ricerca condotta dall’Università di Lund, in Svezia, e dalla Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa, ha realizzato la SmartHand, una mano robotica che ha il pregio di restituire al soggetto che se ne avvale la percezione tattile.
Ecco il link alla pagina del progetto, ove recuperare le informazioni tecnico-scientifiche e i contatti.
Viene spiegato in un articolo di Ketty Areddia per Il Corriere della Sera, dal titolo “La mano bionica che sente la presa“, che
Finora, la robotica aveva inventato arti elettronici che, per quanto precisi, erano poco più che pinze mosse dalla contrazione dei muscoli del braccio. Oggi, invece, grazie ad alcuni sensori (40 per la precisione) e a quattro piccoli motori elettrici, le dita artificiali restituiscono al cervello la sensazione di spinta e la consistenza di un oggetto.
(…)
Spiega il meccanismo Christian Cipriani, ingegnere dell’Arts Lab di Pisa, guidato dalla professoressa Maria Chiara Carrozza: «Noi del Sant’Anna abbiamo sviluppato la mano robotica, un sistema in grado di afferrare gli oggetti e allo stesso tempo con un elevato numero di sensori, che rilevano la posizione delle dita (detta propriocezione) e misurano le interazioni con il mondo esterno. Quello che è cambiato rispetto alle mani robotiche inventate finora, è l’interfaccia sensoriale. Abbiamo, cioè applicato al moncone dei micromotori primordiali che, ad esempio, appena la mano artificiale tocca una bottiglia, spingono a livello superficiale su alcuni punti dell’arto cosiddetto “fantasma” e inviano così al cervello la sensazione del tatto».
Il funzionamento della SmartHand si basa sul ricordo cerebrale della mano mancante.
A tal riguardo nell’articolo citato si precisa che
Dopo un’amputazione, infatti avviene un rimappamento cerebrale, per cui alcuni punti dell’arto rimasto corrispondono al mignolo, altri all’anulare etc… In pratica, all’amputato rimane la sensazione della mano, anche se la mano non c’è più, perché è ancora presente nel nostro cervello. «Restituire la sensazione del tatto a una mano artificiale è importante, perché per quanto sofisticati siano gli arti artificiali non è facile muoverli in maniera controllata, se non si ha la percezione di quello che si fa», aggiunge Cipriani.
L’intervista rilasciata da un giovane al quale la mano robotica è stata installata e sperimentata rivena il suo enorme entusiasmo, riportato ancora una volta da Ketty Areddia,
«È incredibile, quando afferro un oggetto duro riesco a sentirlo sulla punta delle dita, ed è strano visto che le dita non le ho più – ha commentato entusiasta Robin quando ha indossato la nuova mano -. Riesco anche a controllare molto meglio il mio movimento, visto che percepisco meglio quello che sto facendo».
La ricerca si colloca sul filo di una sperimentazione legata da un unico filo conduttore: quello che vede non solo l’interazione ma anche l’integrazione tra l’uomo e la maccina, mirando ad una ibridazione bionica che possa restituire all’uomo le funzionalità mancanti e, secondo altre prospettazioni, far accrescere nell’uomo “normale” le funzionalità, come in una sorta di evoluzione della specie umana.
Si veda, in proposito, anche la sperimentazione condotta da Kevin Warwick, a cui avevo fatto cenno nel post “Ibridazione uomo-macchina. L’avvetno dei Cyborg“.
Kevin Warwick aveva fatto ricorso all’impiantologia per innestare sul proprio sistema nervoso un chip sottocutaneo con cui riusciva a comandare, attraverso impulsi cerebrali, il movimento di una mano e, con sperimentazione successiva, aveva anche sondato la possibilità di feedback in entrata, estendendo il progetto alla comunicazione umana cervello-cervello senza l’intermediazione del linguaggio, mediata dagli impulsi cerebrali in entrata ed in uscita che due soggetti potevano scambiarsi interagendo ciascuno direttamente attraverso il chip installato sulle terminazioni nervose del proprio braccio.
Con riferimento alla mano robotica del progetto SmartHand, invece, l’articolo evidenzia la futura evoluzione proprio nel senso della realizzazione dell’ibridazione uomo-macchina, al fine di installare chirurgicamente i sensori e gli elettrodi con le terminazioni nervose del soggetto che ospita l’arto artificiale.
Nell’articolo del Corriere, infatti, si precisa testualmente che
Gli esperimenti condotti finora non sono stati invasivi, non hanno cioè previsto un intervento chirurgico, ma in futuro si spera che l’applicazione della SmartHand sia fatta a livello neurale, impiantando degli elettrodi nel sistema nervoso periferico dell’arto residuo.
L’importanza di queste ricerche si accompagna però ad un dilemma etico, dato che è sicuramente positivo l’utilizzo delle ricerche scientifiche per restituire un arto o un organo a chi l’ha perso, mentre è di più incerta collocazione (nel dibattito etico e scientifico, ma anche giuridico e sociale) il ricorso volontario della tecnologia bionica, con ibridazione uomo-macchina, per chi non ha perso alcuna funzionalità, ma ha solamente il desiderio di avere nuove potenzialità da sfruttare, reputando tali opportunità come parte dell’anello evolutivo della specie umana, che assiste all’avvento del super-uomo (Übermensch).
Sul tema ritornerò per tenere alto l’interesse alle problematiche sottese, da affrontare con un approccio interdisciplinare.
Fabio Bravo
e-Book n. 4 su EUPL, Open Source e P.A.
Ecco l’ultima fatica digitalizzata in e-Book, dal titolo “Software Open Source e Pubblica Amministrazione (L’esperienza europea e quella italiana tra diritto d’autore, appalti pubblici e diritto dei contratto. La EUPL)”.
L’opera riproduce, con l’aggiunta di alcuni aggiornamenti, il mio contributo reso nell’ambito del Progeto di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN 2005-2007) svolto presso l’Università di Bologna, Coordinato a livello nazionale dall’Università di Pavia (Coordinatore Nazionale Prof. Luigi Carlo Ubertazzi). Tale PRIN è stato condotto sul tema più generale “Open Source e Proprietà Intellettuale”. Io ho curato la parte di settore relativa allo studio delle questioni giuridiche coincernenti l’Open Source e la P.A.
L’argomento è attuale, soprattutto con riferimento all’EUPL (European Union Public Licence), valido strumento non solo per l’acquisizione di software da parte della P.A., ma anche per consentire alle pubbliche amministrazioni di “licenziare” nel miglior modo possibile il software di cui hanno acquistato i diritti.
Il testo dell’EUPL, nella sua ultima versione 1.1, è allegato in appendice all’e-Book.
L’e-Book presenta anche una breve rassegna dei progetti di maggior interesse elaborati sulle piattaforme di ambiente cooperativo di sviluppo messe a disposizione della Comunità europea, al fine di favorire la realizzazione di software “Open Source” da parte della comunità di sviluppatori.
Fabio Bravo
e-Book n. 3 su Appalti Pubblici nel settore ICT e appalti pubblici elettronici
Dopo gli e-Book n. 1 e n. 2, ho messo a disposizione della comunità anche l’e-Book n. 3, dal titolo “Appalti pubblici per la fornitura di beni e servizi nel settore ICT e appalti pubblici elettronici (alla luce del d.lgs. 163/2006)”, prelevabile gratuitamente in questo post, nella pagina “e-Book” del presente blog e nella pagina “pubblicazioni” del sito www.fabiobravo.it
Si tratta del risultato della mia attività di ricerca svolta presso il CIRSFID dell’Università di Bologna nell’ambito del Progetto di Ricerca di rilevante Internesse Nazionale (PRIN 2003-2005) cofinanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica (MURST), dal titolo “Il cittadino elettronico e l’identità digitale nell’e-government”.
Il progetto è stato coordinato a livello nazionale proprio dall’Università di Bologna. Il Coordinatore Nazionale dell’intero progetto di ricerca è stato il Prof. Enrico Pattaro, a cui reitero i miei ringraziamenti.
Il lavoro di ricerca è stato già pubblicato in versione cartacea, ma, essendomi riservato tutti i diritti al fine di divulgare quanto più possibile i risultati del progetto, Vi ripropongo i contenuti in forma di e-Book, in modo da renderli fruibili e veicolabili con maggiore facilità e diffusione per chiunque fosse interessato.
Fabio Bravo
E-Book n. 2 su DRM e distribuzione B2C
Ho messo a disposizione della comunità l’e-Book n. 2, prelevabile gratuitamente, oltre che in questo post, anche nella pagina “e-Book” del presente blog e nella pagina “pubblicazioni” del sito www.fabiobravo.it
L’e-Book n. 2 è intitolato “DRM, contrattazione telematica e contrattazione cibernetica mediante agenti software nella distribuzione B2C” ed è il risultato della mia attività di ricerca svolta presso il CIRSFID dell’Università di Bologna nell’ambito di un Progetto di Ricerca di rilevante Internesse Nazionale (PRIN 2003-2005) finanziato dal Ministero dell’università e della ricerca.
Il lavoro di ricerca è stato già pubblicato in versione cartacea, ma, essendomi riservato tutti i diritti al fine di divulgare quanto più possibile i risultati del progetto, Vi ripropongo i contenuti in forma di e-Book, in modo da renderli fruibili e veicolabili con maggiore facilità e diffusione per chiunque fosse interessato.
Il progetto è stato coordinato a livello nazionale proprio dall’Università di Bologna.
Il Coordinatore Nazionale dell’intero progetto di ricerca è stato il Prof. Alberto Musso, che anche in questa occasione ringrazio.
Fabio Bravo
Commenti (2)

